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Intervista a Teresa Bontà

Sono tonalità scure e profonde, ricche di emozionalità e passione, quelle che si intravedono e che escono fuori dalle fotografie di Teresa Bontà, artista di Licata attualmente trasferitasi al nord. La donna al centro delle sue rappresentazioni, fulcro delle sue fotografie, regalano sensi e sensazioni, sensualità e incroci d’immagine in assenso/dissenso; ogni figura scattata racconta di sé cento storie di vita, in cui traspare sempre un messaggio interiore che tenta di affondare i pregiudizi e di smuovere le coscienze sopite. I suoi scatti alcune volte hanno suscitato scalpore, ma a mio avviso fermano il tempo e ti lasciano il tempo stesso per riflettere, trasformando lo scalpore in stupore. Le figure della Bontà escono dal chiaroscuro e quasi si toccano e ti parlano, o molto più spesso ti guardano, cercando di perforare i pregiudizi dicendoti qualcosa di loro, o semplicemente ammiccandoti, facendoti riflettere. C’è tanto lavoro e tanto amore per la fotografia dietro agli scatti dell’artista siciliana, si vede e si percepisce; c’è un mondo fatto di squarci di vita che lasciano il segno. Ho deciso di farle qualche domanda, dopo che ho ‘letto’ le sue fotografie con attenzione, e che personalmente, reputo davvero interessanti e sature di introspezione.

Asch: Teresa Bontà e le sue fotografie. La donna è al centro delle tue rappresentazioni; nei tuoi scatti si percepiscono moltissime emozioni che si intersecano tra sguardi e movimenti, tra sfondi e storie di vita. Quali sentimenti raccontano le tue opere e da cosa nasce questa scelta contenutistica?

TB : È un viaggio introspettivo il mio, ne racconto i sentimenti, i dolori, ma soprattutto amo andare oltre il mio viaggio, amo entrare dentro l’anima perché è lì che si nasconde il meglio ed il peggio di ognuno di noi.

Asch: Un viaggio non solo fisico quello che porta dalla Sicilia fino al nord Italia, un viaggio nell’introspezione, un viaggio fotografico che trasforma e si trasforma, raccontando origini e emozioni. Quali scelte tematiche stanno alla base delle tue opere?

TB: la Street Siciliana mi affascina molto perché è lì che trovo tutto quello che realmente la mia terra è, Donna, Tabù, Valori, Limiti, Arte, tutti elementi stimolanti ma soprattutto ardui da affrontare.

Asch: La fotografia è un mondo che ha in sé spesso molte contraddizioni proprio per la sua unicità e straordinaria vastità. Quale forma mentis adotti – e adatti – quando lavori? Riesci a distaccarti completamente dalle tue esperienze pregresse lavorando sull’attuale stretto, oppure ogni scatto come molti fotografi contemporanei è saturo di simbologia e metafore?

TB: se si tratta di lavori personali cerco sempre le persone dallo sguardo libero, persone che mi permettono di entrare nella loro anima per rappresentare la mia. Se si tratta di altri lavori invece diventa uno studio della persona, lì mi lascio andare ascoltando l’anima altrui ma nello stesso tempo scopro qualcosa di nuovo di mio o rivivo in maniera diversa le cose passate.

Asch: Parlami della fotografia. Per te, il suo valore, il suo significato, il sogno che riesce a trasmetterti.

TB: la foto è riuscita a dar voce a quello che dentro di me è muto, è una sorta di terapia, di gioia indescrivibile, la foto ha un grande potere su di me, perché riesce a farmi superare i limiti che nella quotidianità’ mi bloccano

Asch: I tuoi progetti fotografici ai quali stai lavorando quali sono?

TB: il tema è sempre la donna sulla Street Sicilia perché non ho ancora toccato tutti i punti che ho in mente, nell’altro aspetto invece c’è una ricerca un po’ più artistica, mi affascina l’idea di immortalare delle emozioni in quadri, ricreare il tutto dalla cornice al trucco ecc.

Alessandro Schiavetti

 

 

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