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Subliminale, di Paolo Bottai. Un mondo sotto la soglia

Un ventennio di sperimentazioni fondate su una ricerca profonda e meticolosa, da parte di Paolo Bottai, artista che ha lasciato un mondo da scoprire

La ragione non è sufficiente per poter donare una cerchiatura alla conoscenza, né per potersi ergere a demiurgo nei confronti dell’esperienza e della sua complessa totalità. Avere di fronte le opere realizzate da Paolo Bottai, e in particolare quelle denominate “Dal Subliminale”, rappresenta un viaggio nella mente di un artista incredibilmente sui generis. C’è una sfrenata evidenza di vita nei suoi tratti e nei suoi colori, che va ben oltre una fenomenologia fisica dettata da un pensiero artistico vincolato; l’opera di Bottai è invece un’opera libera, un’opera in costante evoluzione e ricerca. Accademia, ordine e maniera lasciano spazio nei suoi lavori alle pulsioni, all’irrazionale e a quei substrati dell’inconscio che riescono a depurarne il tratto, rendendolo unico. Uno stile il suo che sfida le elaborazioni artistiche tradizionali e che vuole esprimere emozioni, intuizioni o concetti astratti in modo non convenzionale.

Si ritrova infatti nelle opere di Bottai una profonda tematica imperniata sul concetto di contrapposizione, spazio questo nel quale il rapporto di antitesi e confronto diviene protagonista tra continue opposizioni, che hanno costituito e che costituiscono un parallelo con la vita e col pensiero dell’uomo e con la sua sociale quotidianità. Nell'arte visiva in genere, la contrapposizione diviene un confronto tra elementi come colori, forme, personaggi o temi, per enfatizzarne le differenze e per creare quell’interesse visivo che stimoli l’interpretazione personale, sviluppando così una propria coscienza sull’elaborazione dell’immagine senza che essa sia precedentemente condizionata. E’ così che i sicuri pennelli di Bottai traspongono su piano infinite e consequenziali contrapposizioni tematiche, cromatiche e geometriche. Su un incrociarsi frenetico ma incredibilmente fluido di figure antropomorfe, animali, fantastiche e oniriche, si concatenano e si confrontano tra loro il bene e il male, l’oscurità e la luce, l’odio e l’amore, l’acuto e il grave, paure e sicurezze, il visibile e l’ignoto, l’industriale e il naturalistico.

Nelle numerose opere “Dal Subliminale” non esiste un senso di costrizione imposto, bensì una libertà interpretativa che affonda le proprie radici sull’unicum delineato da una folla di figure che compongono un impianto d’immagine solido e mai banale. In un tratto magari appena accennato e in elementi stilizzati che si replicano ma che non si identificano mai tra loro, si scorge una complessa visione di quell’ipogeo artistico che Bottai ricerca attraverso una grande dedizione allo studio, alla ricerca, alla lettura e all’introspezione dell’io, facendo così emergere quella profonda stratigrafia pittorica, che si alimenta proprio nel concetto stesso che ne identifica il filone di studio, ‘Dal Subliminale’, sub limen, cioè al di sotto della soglia.

Paolo Bottai indaga e scandaglia al di sotto di questa, ripescando suggestioni e pensieri, sogni e memorie e lasciando scorrere ricerca e creatività senza condizionamenti di superficie, e imposizioni dettate dalla ragione (Un mondo che esiste in una parte buia di noi, un mondo dietro lo specchio”. Cit. Bottai, 1998).

Difficile se non impossibile inquadrare o cercare di creare paralleli tra la pittura di Bottai e qualsiasi movimento conosciuto, l’artista si distacca nel suo continuum pittorico da quadri metodici e idealistici, in quanto nei suoi lavori prevale una non omogenea matrice realizzativa, che rende unico il suo stile, esternato in queste opere con eccentrici microcosmi fantastici che aprono l’osservatore ad ogni via di interpretazione, proprio quello che l’umano subconscio consente sporadicamente di avvertire di fronte ad un immagine di non facile lettura. Proprio per questo motivo a mio avviso l’opera di Bottai raggiunge quell’obiettivo di ‘continuativa contemporaneità’ che raramente si incontra in un artista, vuoi per le infinite chiavi di lettura che ogni opera germoglia dal suo substrato più profondo ogni volta, vuoi per la fluida rappresentazione delle forme e degli oggetti che si trovano nei suoi lavori, che interagiscono senza distinzione alcuna tra loro, donando all’opera stessa una continuativa formula di reinterpretazione, tra metafore e allusioni.

La sua è una vera ‘Contemporaneità’, in quanto il suo lavoro non accenna mai a una lettura completa, riformulandosi ogni volta con letture e significati diversi che emergono man mano dagli strati più profondi della sua stessa pittura; ed è davvero la sua una contemporaneità ‘continuativa’ in quanto, come accade ad esempio – con tecniche differenti ma con istinti similari - nel Sistema di creazione plastica infinita di Ángel Muriel, artista iberico e ultimo vero surrealista spagnolo, esiste in lui un metodo di evoluzione pittorica che dona ad ogni suo lavoro ‘subliminale’ una matrice infinita che può dilatarsi in concatenazioni addizionali, senza alcuna possibilità di duplicare un corpus d’immagine già utilizzato in precedenza.

La grande maggioranza delle opere di questa tipologia che Bottai ci ha presentato, ti fa soffermare a lungo dandoti la possibilità di aprire innumerevoli connessioni interpretative, fornendoti i mezzi per poter viaggiare all’interno di esse con la tua stessa creatività; ogni figura – più o meno leggibile - rappresentata nel mezzo delle sue opere, diviene protagonista di un racconto a sé, oppure diviene allo stesso modo osservatrice silenziosa dei racconti narrati delle altre figure. Una grande mole di straordinarie opere che con tutta onestà, amo osservare e capire, studiare e approfondire a lungo, elogiando infine l’enorme lavoro d’archivio realizzato dalla famiglia dell’artista, che con enorme stima invito a portare avanti con determinazione, con l’obiettivo di donare ancor più luce, al lavoro di questo importantissimo artista.

 

Alessandro Schiavetti