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Le creature primitive di Libicocco

L'opera di Gian Luca Palazzolo, in arte Libicocco, tra natura e visioni fantastiche che aprono le porte a un lungo viaggio di sensazioni

Gian Luca Palazzolo, alias Libicocco, ha scelto il suo nome d’arte ad hoc; ci accompagna a scoprire e ad attraversare il suo universo, popolato di personaggi in simbiosi con la natura; così come i venti, porta lo spettatore con leggerezza dai suoi tarocchi neri un po' rock, ad acquerelli illuminati di luce e colori. Questo artista, classe 1985, rivela la sua grande delicatezza in disegni dal portentoso significato come durante la sua ultima mostra “Mondi” che si è svolta a Casale Monferrato. Nella sua città natale, Livorno, prepara una nuova esposizione presso la galleria Extra Factory, dopo un 2023 ricco di creatività e di numerose sfide.

L’esposizione “Mondi” si è conclusa presso lo showroom Zaffiro Serramenti, in galleria “Aperture sull’Arte” nella città di Casale Monferrato. Hai collaborato con Gabriella Coppetti, Emilio Brizzi e Valeria Cavalli (ChartaMare) oltre alla collaborazione di Acs Art Center. La mostra ha avuto un grande successo. Come è nata questa esposizione pluridimensionale, insieme all’idea dei tuoi lavori, con origami e i marchingegni?

Guardandomi indietro, non saprei trovare un momento preciso in cui è nata l'idea di questa mostra. Credo sia partito tutto davanti al banco ChartaMare di Valeria al Mercato Centrale di Livorno, dove mi fermo sempre volentieri per fare due chiacchiere e scambiare idee. Avevamo già collaborato, realizzando delle piccole opere che mescolassero i miei personaggi con i suoi origami, e non ci siamo fermati lì. Condividendo la passione per le storie e le illustrazioni, volevamo trovare un modo particolare per raccontarle, e lì è entrato in gioco Emilio che ha realizzato dei magici marchingegni in legno che, con l'aiuto di inserti in origami, si aprono e rivelano tanti tasselli di una storia. Abbiamo coinvolto Gabriella perché è un'artista eccezionale, molto attenta e fantasiosa, e sia io che lei abbiamo illustrato un marchingegno a testa, inventando dei personaggi viaggiatori che esplorano mondi fantastici. Quando poi siamo stati contattati da “Aperture sull'Arte” per realizzare una mostra presso gli spazi di Zaffiro Serramenti, abbiamo deciso di portare questi marchingegni insieme a una numerosa serie di tavole. In pratica si è trattato di una retrospettiva su tutti i lavori che ho realizzato negli ultimi anni, dalle serie fatte per collaborazioni con associazioni di Livorno, al quadro vincitore del premio Garibaldi, ad una serie che avevo esposto l'anno scorso a Sarajevo. È stata quindi una bella congiunzione di idee e di talenti, sono contentissimo e onorato che abbia avuto un simile riscontro a Casale Monferrato, e sono davvero molto grato ad Acs Art Center per il sostegno.

Guardo i tuoi acquarelli, e vedo creature con una personalità propria e storie individuali; il tutto appartenendo, comunque, alla stessa famiglia. E così? Quale è la loro storia?

In effetti ci sono vari elementi che collegano i miei personaggi. Si potrebbe dire che fanno parte di una stessa tribù, probabilmente. Ed è vero che, mentre li dipingo cerco di dare loro un po' di storia, di renderli in qualche modo vivi e reali, per quanto rappresentino un mondo di fantasia. Mi piace però che siano le persone che li guarderanno ad immaginare delle storie intorno a loro, a dare loro dei nomi, a farli vivere e parlare nel mondo che li circonda.

Spesso è utilizzato l’aggettivo “pagano” per definire i tuoi “mondi”. Sono personaggi primitivi o speri che questi rappresentino personaggi futuristici di popoli che un giorno prenderanno finalmente coscienza dell’importanza di vivere in simbiosi con la natura?

Forse un po' entrambi. Le popolazioni e le religioni intese come pagane hanno sempre avuto un rapporto più simbiotico con la natura e con i suoi aspetti, rapporto che è andato sempre più scemando mentre diventavamo più “civilizzati”. Si tratta però di un distacco, a mio parere, meno intelligente e lungimirante di quanto si pensi. Quindi si può dire che, riprendendo l'estetica, i rituali, gli dèi e le ideologie di un mondo più primitivo, mi auguro che vi si possa fare ritorno, per poter affrontare il mondo in un modo più naturale, rendendoci conto che siamo parte del tutto che ci circonda.

Vivere in campagna quanto aiuta nel tuo lavoro?

Da un anno ormai ho lasciato Livorno, città dove sono nato e dove sono tornato a vivere da “grande”, per trasferirmi in un borghetto della Valleriana, vicino a Pescia. Non so se mi stia aiutando nel mio lavoro, ma senz'altro mi sta aiutando a sentirmi meglio mentalmente. Avevo bisogno di vedere il passare delle stagioni dalla finestra, o di uscire dalla porta e potermi perdere in un bosco, o sedermi a guardare un fiume che scorre. È però vero anche che vivere qui mi sta offrendo una grande quantità di idee e spunti che sono sempre più disposto a cogliere: passeggiando nel bosco posso trovare angoli che faranno da sfondo ai miei lavori; mi sto affacciando ad altre tecniche, come la scultura o l'utilizzo di inchiostri naturali; ogni giorno torno a casa con le tasche piene di oggetti strani da cui si diramano nuove idee e nuovi personaggi. Senza contare il fatto che ora abito vicino al Museo della Carta di Pescia, che produce una bellissima carta fatta completamente a mano, su cui sto realizzando una serie mentre parliamo.

Hai realizzato di recente una seriedi acquerelli a base d’inchiostro di sambuco, tecnica molto particolare. Cosa deve conoscere un acquarellista per creare nuove texture? E’ la tua creatività che stimola la tua curiosità o il contrario?

L'inchiostro di sambuco è stata una sorpresa divertente. Leggendo un articolo che ne descriveva la preparazione, mi sono reso conto di avere tanti alberi di sambuco qui nei paraggi, e ho deciso di fare un tentativo. È una ricetta abbastanza semplice, da cui si ottiene un inchiostro simile alla china, anche se più imprevedibile, soprattutto nel colore, che passa dal color vino all'indaco. Per provarlo in vari contesti ho partecipato all'Inktober (una sfida su Instagram in cui si deve realizzare un disegno al giorno partendo da una parola) di questo ottobre, realizzando 31 piccoli disegni solo con quest'inchiostro, e penso che lo userò in altri progetti in futuro! Credo che creatività e curiosità vadano sempre a braccetto, e siano necessarie l'una all'altra. Si è creativi se si è curiosi nei confronti di altre tecniche o di altri spunti, e sviluppare e dare sfogo alla propria creatività ci rende sempre più curiosi per scoprire cose nuove e nuovi modi per esprimersi.

Il tuo nome d’arte è “Libicocco”, diavolo della Divina Commedia di Dante, figura con sfaccettature contraddittorie. Perché ha scelto proprio lui?

La scelta del nome Libicocco è avvenuta per vie traverse e buffe. Da bravo livornese ho i polmoni pieni di libeccio, il vento che soffia da sudovest e colpisce la nostra città con particolare forza. Poi sono cominciati i social network, e la necessità di inventarsi dei nickname, e ho sempre scelto nomi legati in qualche modo al libeccio. Studiando poi per l'ennesima volta la Divina Commedia, mi sono imbattuto nei Malebranche, e ho scoperto che il nome di uno di questi diavoli, Libicocco appunto, era l'insieme di libeccio e scirocco. Ed eccoci qua. Anche i diavoli sono figure da cui sono attirato, soprattutto perché rimandano a divinità più antiche, che il cristianesimo ha cercato di demonizzare (appunto) mentre se ne impossessava.

Si incontrano referenze letterarie nelle tue opere. Hai studiato Letteratura, ma ha preferito l’arte visiva alla scrittura per i tuoi racconti. Trovi sia più semplice tradurre le parole in immagine?

Ho sempre amato disegnare, e ho sempre amato le storie. Durante il liceo ho scoperto una certa passione per la scrittura, che era poi un modo, come il disegno, per dar vita ai miei personaggi. Sono solo diversi modi di esprimersi, di raccontare storie, e ora come ora riesco ad esprimermi meglio con l'arte visiva. Ma ogni tanto mi sento ancora attratto dalla penna, quindi chissà cosa succederà in futuro.

Per l’associazione FUCO, hai ideato un fumetto “Fanes”. C’è speranza di trovare un Libicocco fumettista con nuove avventure delle sue piccole “numes”?

“Fanes” è una storia che mi è stato chiesto di realizzare dall'associazione FUCO Fucina Contemporanea, un'associazione di Pisa con cui collaboro da anni. Nel periodo del covid, hanno chiesto a me e a un'altra artista di pensare a dei progetti, a un qualcosa che potesse creare delle connessioni pur nella lontananza. Ho quindi colto l'occasione per cimentarmi con il fumetto, realizzando una graphic novel in cui una piccola creatura, Fanes appunto, muta e si trasforma passando tra diversi personaggi e diversi mondi, tutto senza parole, come un lungo piano sequenza. È stata un'esperienza bella e affascinante. Amo il fumetto: è stato grazie alla scoperta di un artista come Sergio Toppi che ho deciso di dedicarmi completamente all'arte. Sinceramente spero davvero di scrivere un giorno un nuovo fumetto. Ho provato ogni tanto, ma faccio un po' fatica a mantenere la costanza che un'opera del genere richiede. Ma non si sa mai: i personaggi ci sono, chissà che non decidano di raccontarmi una bella storia da mettere su carta.

Hai vinto quest’anno il concorso pittorico “Montmartre-Garibaldi” e hai esposto presso galleria del mercato centrale di Livorno, sei stato in giuria per Livorno artistica, hai collaborato a tante iniziative, senza parlare del successo ottenuto a Casale Monferrato. L’anno 2024 sarà così ricco? Hai già qualche progetto da svelarci?

È stato in effetti un anno divertente e stimolante! Al momento, per il 2024, l'unico appuntamento deciso, e per cui sto realizzando dei nuovi lavori in questo periodo, è la mostra presso la galleria Extra Factory di Livorno, a inizio febbraio, come premio per aver vinto appunto il concorso “Montmartre-Garibaldi solo andata”. Mi piacerebbe però portare avanti nuovi progetti e nuove collaborazioni, sia a casa che fuori. Vorrei conoscere meglio le realtà della zona in cui vivo adesso, dal Museo della Carta alle varie associazioni. E mi piacerebbe viaggiare con i miei quadri: tornare a Sarajevo, dove ho esposto nel dicembre scorso e dove ho lasciato un pezzo di cuore, e magari scoprire di nuovo la Francia, grazie ad un'associazione con cui spero di collaborare. Le idee sono sempre tante, e sono sempre contento di scoprire realtà nuove e avviare nuove collaborazioni, ma per sapere se il 2024 sarà un anno ricco come quello appena passato dovremo sentirci di nuovo il prossimo dicembre!

 

Angélique Mori