Roberto Berrugi, il poeta dei metalli
Dal ruolo d'imprenditore alla creazione d'opere d'arte, Roberto Berrugi ripercorre il suo passato, il suo viaggio in America negli anni 70' e il suo mondo artistico fatto di metallo e di passione
La parola che caratterizza di più Roberto Berrugi è “resilienza”: imprenditore, creativo e artista, l’uomo sa re-inventarsi ad ogni bivio della vita. Nato a Cecina, fonda la sua carrozzeria negli anni 70. L’intuizione risulta un successo, tanto che incrementa la ditta stessa acquistando ulteriori capannoni; la sua società diventa presto la carrozzeria leader su tutto il territorio. La sua immaginazione e la voglia di ottimizzare la sua azienda lo portano ad intraprende una nuova avventura: parte per l’America nel 1971 per comprare attrezzature innovative allo scopo di migliorare il lavoro e il benessere dei suoi dipendenti.
Dopo un allontanamento dalla società, è richiamato di nuovo al timone per valorizzare ancora una volta la sua “creatura”.
Nella rinascita dell'impresa, utilizza la sua grande creatività e la sua capacità nel sapere lavorare con i vecchi mestieri, iniziando dall’elemento più piccolo: il materiale metallico. Trasforma, modella e piega i pezzi della meccanica automobilistica dando loro forma, leggerezza e bellezza in sculture ed oggetti d’arte mobili e colorati. A richiesta dell’Amministrazione Comunale di Cecina, realizza la statua dell’Omino di ferro, simbolo della città che viene installato sulla rotatoria di piazza XX settembre.
Dal 2018, le mostre si succedono : In fieri al CEC Centro Espositivo Comunale, nel 2019 con L’anima del metallo nei locali storici di Palazzo Orlando a Livorno, FE26 presso la sala espositiva Carlo Azeglio Ciampi di Firenze a Palazzo Pegaso su invito della Regione, ed infine nel 2020 Iterum – Una seconda volta, dove espone con una grande mostra presso la sala espositiva Sopra le Logge del Comune di Pisa.
Roberto Berrugi rimane con la sua capacità realizzativa una pietra miliare nella trasformazione di materiali metallici di imponente volume, in opere d’arte senza tempo.

La sua vita di creativo è iniziata attraverso la sua carrozzeria, creando già un nuovo modo di concepire l'imprenditoria su un territorio di provincia negli anni 70. Ci può ricordare le sue idee innovative dell’epoca?
Ho sempre creato fino da quando ero radiatorista nel 1966. Ho fondato la mia prima carrozzeria nello spazio che avevo sotto casa, utilizzando all'epoca strumenti inusuali. Da lì in poi, è stato un crescendo di lavori incentrati sulle automobili fino ad arrivare anche agli autotreni. Ho modificato la maggior parte degli attrezzi per rendere il lavoro faticoso più pulito, più veloce e più autonomo per i miei impiegati, ma sopratutto remunerativo, dividendo lo spazio lavorativo in settori specializzati. Il concetto innovativo della Carrozzeria Europa nel 1972 è stato fonte d’ispirazione che è arrivato fino alla Sicilia.
Il mio “gioiello” rimane la Centrauto, 3600 m2 di struttura per veicoli industriali. Nel 1973, sono andato in America a Las Vegas, alla fiera mondiale dell’attrezzatura, dove ho comprato alcuni macchinari all’avanguardia. Mi sono serviti per velocizzare il lavoro, andando oltre a quello che avevo già creato io.
Ci può parlare dell’America, del suo viaggio, e se questo ha influito sul suo percorso creativo?
Nel 73’, l’America era “molto lontana”. Poche persone se la potevano permettere. La cosa che mi colpì fu la grandezza, gli spazi, le novità. Il viaggio fu per me fonte di apprendimento: l’esperienza, la conoscenza, l’idea che tutto si recepisce e si rielabora. Queste fiera fu per me materia di studio, e mi permise di comprendere al meglio i meccanismi e i funzionamenti dei nuovi strumenti.
In quale momento è passato da carrozziere ad artista, e per quale motivo c’è stato questo cambiamento?
Non c’è stato un momento in cui si passa da carrozziere ad artista. Ti viene un’idea e cerchi di realizzarla. Avevo lasciato l’azienda a mio figlio, e mi ritrovavo con numerosi pezzi di ferro coi quali potevo fare cose diverse, cose per cui erano creati o per come li avevo sempre utilizzati. La cosa bella era il piacere di quello che facevo. Semplicemente, mi appagava. Il compiacimento era il misurami intanto che creavo.
Per le sue creazioni, pensa prima all’oggetto o sono i pezzi che le suggeriscono l’opera?
In genere sono i pezzi che mi suggeriscono l’opera, ma ognuno ha un’anima diversa, sopratutto per il riferimento ad un momento. Può influenzarmi un avvenimento come la caduta del ponte Morandi, un documentario visto in televisione o ancora una vicenda storica come quella di Ettore o Achille.
Lei ricicla materiali pesanti e così grandi da modellare. Quando ha iniziato, pensava quindi di di essere in anticipo sui movimenti artistici e che attualmente si occupano di eco-sostenibilità?
La sostenibilità ed il riuso sono concetti sempre esistiti nel passato. Prima non si buttavano le cose, si aggiustavano, si recuperavano e si trasformavano. Poi, è arrivato il benessere e il consumismo. Dopo aver sporcato il mondo, ci siamo resi conto che potevamo riciclare gli oggetti. Per me, istintivamente, era una cosa naturale perché lo facevo già nel mio settore. Prima le auto si riparavano, partendo dal piccolo, adesso invece i pezzi li sostituiamo. Riparare ciò che non era più utilizzabile è una cosa che ho sempre fatto molto bene. Forse è per quel motivo che mi è venuta l’idea di creare queste opere.
Quale è stata l’opera più difficile da realizzare?
Quella più difficile è stata “La zattera”, non tanto per le dimensioni o per l’assemblaggio delle cose con cui è costruita, ma per quanto è stato scritto sulla vela, ed il momento ha rappresentato per me.
"Con materiali fuori uso una zattera ha preso forma,
e il naufrago pur vagando alla deriva, non è solo.
In casi disperati ed estremi,
nel silenzio ci si avvicina e si raccomanda
l'anima a Dio.
Fortunato è colui che può rivivere e
raccontare irrepitibili emozioni."
Roberto Berrugi
I nomi delle sue opere sono davvero originali. Come ne sceglie il titolo?
I nomi delle opere hanno le origini più svariate, e solitamente è una donna che ne sceglie il nome.
Essere “artista” alla sua età, quali sono i vantaggi e i svantaggi? Secondo lei, aiuta ad avere più consapevolezza come ad esempio lasciare messaggi d’arte per le generazione future?
Le idee sono veloci e le mani sono più lente, anche se il risultato si raggiunge egualmente. Certamente il messaggio dell’arte è unico ed universale; bisogna soltanto avere la sensibilità e gli occhi per vedere. Per me l’arte è sentimento.
Le sue opere sono state esposte in spazi pubblici, in collezione private, all’interno di svariate vetrine ed addirittura sulle copertine di alcuni libri. Le sue prossime creazioni, dove potremmo trovarle?
Intanto, non creo per me ma per il piacere di farlo, poi saranno gli altri a giudicare le mie creazioni. Scrivono di me che ho genialità, intelligenza, inventiva e che le mie opere rappresentano una grande gioia per gli occhi.
Angelique Mori
ACS Art Center







